Primo post di una serie sull’AI Act: la cornice generale L’AI Act europeo viene spesso presentato in due modi opposti e ugualmente sbagliati. Per alcuni è una gabbia burocratica destinata a soffocare innovazione e competitività. Per altri è una specie di scudo perfetto che proteggerà automaticamente cittadini, lavoratori, studenti, artisti e consumatori da ogni abuso dell’intelligenza artificiale. Le fonti ufficiali europee raccontano una storia più seria e più complessa. L’AI Act non vieta “l’AI” in generale, non è un rifiuto della tecnologia e non è neppure una bacchetta magica. È una grande legge europea che prova a mettere ordine in un campo già molto potente, molto opaco e molto diseguale, usando una logica basata sul rischio. Il suo scopo dichiarato è migliorare il funzionamento del mercato interno e, insieme, garantire che i sistemi di AI immessi sul mercato o usati nell’Unione siano sicuri e rispettino diritti fondamentali, democrazia, Stato di diritto e ambiente. Il punto di...
Grafica realizzata con un prompt, dopo anni di addestramento e partendo dal disegno di DAS 2026 Opportunità reali, rischi concreti e una domanda decisiva: chi progetta per chi? Quando si parla di intelligenza artificiale e neurodivergenze, il dibattito oscilla spesso tra due estremi. Da una parte c’è la retorica salvifica, quella per cui l’AI sarebbe quasi una soluzione automatica per ADHD, autismo, dislessia, disprassia e altri profili di apprendimento non standard. Dall’altra c’è il sospetto opposto: l’AI come nuova macchina di standardizzazione, controllo e dipendenza. Le fonti più serie invitano a uscire da entrambe le caricature. L’OECD scrive che l’AI può sostenere studenti con bisogni educativi speciali e learner neurodivergenti, ma richiama anche rischi e limiti: strumenti ancora poco validati, problemi di privacy, bias, costi, difficoltà di implementazione e insufficiente formazione del personale educativo. Il primo punto da chiarire è che, per molti studenti neurodivergenti...