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Underground fotografia

Linguaggio
Fotografia
Linguaggio fotografico

da Treccani:
underground ‹ndëġraund› agg. ingl. (propr. «sotterraneo»). – 
1. Che si oppone intenzionalmente alla cultura tradizionale e ufficiale, utilizzando forme espressive e sistemi di diffusione e di produzione alternativi rispetto a quelli usuali...
Si dice di attività teatrale, letteraria, artistica nata al di fuori degli ambienti tradizionali, in contrasto con la produzione e la distribuzione industriale e commerciale: cinema, musica underground; cultura underground.

"Nata al di fuori degli ambienti tradizionali"

Questa è la definizione della mia fotografia.

Questo penso di un linguaggio VERO fotografico.

Che piaccia o no non è importante.
Che comunichi forse si.
Soprattutto se serve per fare comunicazione.

L'underground non si impara nelle scuole.
Il pregiudizio visivo è quello che penalizza la sperimentazione e l'evoluzione del linguaggio fotografico.

Chi non ha fatto percorsi ufficiali è automaticamente Underground, anche se questo magari non gli piace.

A me non piaceva, almeno all'inizio. Ho sempre odiato le classificazioni.

Mi mancava quello che poi ho scoperto crescendo... le relazioni.
La rete umana.
I greggi e la gente.

Quello che comunica davvero è underground.
Che non significa strano.
Significa personale, ideato, cresciuto, sviluppato, compiuto in un percorso personale. Un percorso che tenta, perchè non è automatico ne facile, di scrollarsi di dosso le visioni di altri.
Vedo tante immagini, troppe, che non sono immagini, sono appunti visivi, sono tentativi di comunicazione, sono aborti della mente, aborti dello sguardo, aborti del sentire.
Si, senza pietà, sono "non foto".

Chi è cresciuto lontano dai percorsi canonici spesso fa buona fotografia,
le scuole creano cloni con certezze assolute asfissianti, noiose, sicuramente confortanti, sicuramente tranquillizzanti.
E per questo la comunicazione non arriva in quella rete, per questo occorrono massicce operazioni di plagio.

E invece sarebbe semplice.
Rompere regole di percezione,
Disattendere aspettative.
Mistificare.
Banalizzare.
Sporcare...

Tutti termini che mi piacciono e che amo sostituire a "Fotografare".

Mi ripeto non significa "farlo strano"
Significa farlo come lo sentiamo. Ascoltare profondamentenoi stessi e l'ambiente e poi sintetizzare, ognuno filtro di se stesso, ognuno originale e unico.
Dimenticare il giudizio, dimenticare il bisogno di accettazione e lasciarsi andare all'espressione.

Già... registrare un idea che si "vede".

Prendo delle donne normali, le faccio truccare e pettinare nella totale libertà degli operatori, cerco sempre il massimo agio per tutti.
C'è un tema.
Che non è poi così importante, è un input, è un suggerimento.

Poi guardo, poi fotografo, poi post produco.

Emerge in ogni foto il mio background... inevitabilmente.



My Client
G Style's Siena
Hairstylist

Project
Walking on the time & space
Campaign 2017


Hairstylist Giovanna Sciarappa
Makeup Artist Valentina Giannettoni
PHotographer Vanessa Rusci

La campagna esce oggi durerà per un anno, girerà in tutta la Toscana, sui Social Network e nelle riviste di settore.
per i miei progetti

Present imperfect - Time of the Moon












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