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AI e lavoro: scenari reali tra licenziamenti, produttività e società futura di Vanessa Rusci

AI e lavoro: bolla, transizione o trauma sociale?  Immagine creata con Chat Gpt con due prompt. Cosa può davvero accadere quando la produttività cresce ma la politica resta indietro Quando si parla di intelligenza artificiale e lavoro, il dibattito si divide spesso in due tifoserie. Da una parte c’è chi pensa che l’AI sia soprattutto una bolla: tanto rumore, tanto marketing, qualche utilità reale, e poi una stanchezza diffusa verso macchine sempre più invadenti e meno sorprendenti. Dall’altra c’è chi teme una transizione molto più dura: aziende che usano l’AI per tagliare personale, comprimere salari, aumentare il controllo e presentare tutto come inevitabile progresso. La verità, oggi, è che le due ipotesi possono convivere. L’AI può essere in parte sopravvalutata sul piano economico immediato e, nello stesso tempo, essere già abbastanza potente come racconto finanziario e manageriale da giustificare ristrutturazioni aggressive. Prima ipotesi: la bolla non è una fantasia Il Fon...

La mia fotografia food per le aziende: racconto il cibo attraverso i 5 sensi e l'arte

Quando racconto un prodotto lo studio a fondo prima di fotografarlo: che profumo ha? Che sensazioni stimola al tatto, al gusto, alla vista, all'udito? Le nostre percezioni, sono così automatiche che non le viviamo più. Panettone Artigianale fotografato per Opera Waiting Poggibonsi Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati VR Comunicazione Siena Food & Art Non ne abbiamo consapevolezza. Ho studiato molti anni la percezione, a seguito dell'incontro con Fabrizio Ferri e la sua scuola che ho frequentato a Milano, una scuola che insegnava attraverso il metodo dei 5 sensi, ovvero, stimolare la consapevolezza sensoriale. Fu per me logico successivamente ricercare nel campo della percezione e associarlo alla fotografia. Se banalmente la gran parte di noi possiede i 5 sensi, e altrettanto banalmente nessuno ne ha quasi più la consapevolezza, (inutile ripetere che non usiamo quasi più l'olfatto, il tatto, siamo spesso inconsapevoli dei sapori  del cibo, del su...

Parte 2. Insegnare al tempo delle AI: AI e neurodivergenze

Grafica realizzata con un prompt, dopo anni di addestramento e partendo dal disegno di DAS 2026 Opportunità reali, rischi concreti e una domanda decisiva: chi progetta per chi? Quando si parla di intelligenza artificiale e neurodivergenze, il dibattito oscilla spesso tra due estremi. Da una parte c’è la retorica salvifica, quella per cui l’AI sarebbe quasi una soluzione automatica per ADHD, autismo, dislessia, disprassia e altri profili di apprendimento non standard. Dall’altra c’è il sospetto opposto: l’AI come nuova macchina di standardizzazione, controllo e dipendenza. Le fonti più serie invitano a uscire da entrambe le caricature. L’OECD scrive che l’AI può sostenere studenti con bisogni educativi speciali e learner neurodivergenti, ma richiama anche rischi e limiti: strumenti ancora poco validati, problemi di privacy, bias, costi, difficoltà di implementazione e insufficiente formazione del personale educativo. Il primo punto da chiarire è che, per molti studenti neurodivergenti...