Passa ai contenuti principali

Work shop "Indagini Sinestetiche e Sensoriali a Roma" IED FACTORY 2012 Istituto Europeo del design Roma

Interessante Esperienza presso la fantastica scuola dello IED di Roma, una settimana intensa ricca di stimoli e interessanti incontri. Era la Settimana di IED Factory una iniziativa dell'Istituto Europeo del Designer che ogni anni seleziona Professionisti di varie discipline, italiani e stranieri, che tengono una settimana di Work shop agli allievi dell'istituto.
Sono stata selezionata per questo anno ed ho presentato il mio WS "Indagini Sinestetiche e Sensoriali a Roma"
a questo link potete trovare i risultati del WS.






http://www.wix.com/varu71/ied#!texture/stackerfan0=2


E' stata davvero una bellissima esperienza, i ragazzi, 24 provenienti dai vari dipartimenti (fotografia, comunicazione, moda, designer) si sono impegnati seriamente e hanno dato la vita a 5 progetti, oltre che a creare un database per creativi davvero interessante.
Buona Visione!

Commenti

Post popolari in questo blog

AI e lavoro: scenari reali tra licenziamenti, produttività e società futura di Vanessa Rusci

AI e lavoro: bolla, transizione o trauma sociale?  Immagine creata con Chat Gpt con due prompt. Cosa può davvero accadere quando la produttività cresce ma la politica resta indietro Quando si parla di intelligenza artificiale e lavoro, il dibattito si divide spesso in due tifoserie. Da una parte c’è chi pensa che l’AI sia soprattutto una bolla: tanto rumore, tanto marketing, qualche utilità reale, e poi una stanchezza diffusa verso macchine sempre più invadenti e meno sorprendenti. Dall’altra c’è chi teme una transizione molto più dura: aziende che usano l’AI per tagliare personale, comprimere salari, aumentare il controllo e presentare tutto come inevitabile progresso. La verità, oggi, è che le due ipotesi possono convivere. L’AI può essere in parte sopravvalutata sul piano economico immediato e, nello stesso tempo, essere già abbastanza potente come racconto finanziario e manageriale da giustificare ristrutturazioni aggressive. Prima ipotesi: la bolla non è una fantasia Il Fon...

AI Act europeo: che cos’è davvero, cosa cambia già adesso e perché conta molto più di quanto sembri

Primo post di una serie sull’AI Act: la cornice generale L’AI Act europeo viene spesso presentato in due modi opposti e ugualmente sbagliati. Per alcuni è una gabbia burocratica destinata a soffocare innovazione e competitività. Per altri è una specie di scudo perfetto che proteggerà automaticamente cittadini, lavoratori, studenti, artisti e consumatori da ogni abuso dell’intelligenza artificiale. Le fonti ufficiali europee raccontano una storia più seria e più complessa. L’AI Act non vieta “l’AI” in generale, non è un rifiuto della tecnologia e non è neppure una bacchetta magica. È una grande legge europea che prova a mettere ordine in un campo già molto potente, molto opaco e molto diseguale, usando una logica basata sul rischio. Il suo scopo dichiarato è migliorare il funzionamento del mercato interno e, insieme, garantire che i sistemi di AI immessi sul mercato o usati nell’Unione siano sicuri e rispettino diritti fondamentali, democrazia, Stato di diritto e ambiente. Il punto di...

Parte 2. Insegnare al tempo delle AI: AI e neurodivergenze

Grafica realizzata con un prompt, dopo anni di addestramento e partendo dal disegno di DAS 2026 Opportunità reali, rischi concreti e una domanda decisiva: chi progetta per chi? Quando si parla di intelligenza artificiale e neurodivergenze, il dibattito oscilla spesso tra due estremi. Da una parte c’è la retorica salvifica, quella per cui l’AI sarebbe quasi una soluzione automatica per ADHD, autismo, dislessia, disprassia e altri profili di apprendimento non standard. Dall’altra c’è il sospetto opposto: l’AI come nuova macchina di standardizzazione, controllo e dipendenza. Le fonti più serie invitano a uscire da entrambe le caricature. L’OECD scrive che l’AI può sostenere studenti con bisogni educativi speciali e learner neurodivergenti, ma richiama anche rischi e limiti: strumenti ancora poco validati, problemi di privacy, bias, costi, difficoltà di implementazione e insufficiente formazione del personale educativo. Il primo punto da chiarire è che, per molti studenti neurodivergenti...