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sabato 7 luglio 2018

Reportage Industriale fotografico: immagini patinate o immagini realistiche? Quando il reportage aiuta la trasparenza e la correttezza dell'azienda.

A breve registrerò delle lezioni di fotografia per il web, sul tema del Reportage nei birrifici artigianali.
Vanto una lunghissima esperienza nei micro birrifici artigianali del Belgio, che ho fotografato dal 2002 al 2011 circa. Amo insegnare, amo fotografare e amo la birra.
La lezione sarà presto online e non mi voglio dilungare sulle tecniche e gli elementi del Reportage industriale, scrivo questo post invece per cogliere l'occasione di riflettere su alcuni stili di reportage industriale.
Quando si va a fotografare un’azienda o una industria di produzione, assemblaggio materie prime, semi-lavorati, o prodotti alimentari, spesso ci si scontra con molti problemi legati all'estetica, infatti, raccontare i processi di lavorazione, la nascita di un semi-lavorato, mette a contatto con realtà che sono molto distanti dal concetto di bellezza che abbiamo in noi, creato spesso dai media e dalla pubblicità. Insomma una fabbrica di tubi, un birrificio artigianale, una casa farmaceutica, una fabbrica di bottiglie, hanno poco dell'immaginario di perfezione, design, ordine e precisione che ci si aspetta dalla fotografia che racconterà l'azienda.  Poi c'è il problema della comunicazione e del marketing, che chiedono immagini su idee di campagne e operazioni volte a vendere il prodotto che non partono dal prodotto o dall'azienda ma da strategie che hanno l'obiettivo di stimolare bisogni e necessità che poco hanno a che vedere con il prodotto, l'azienda o il processo di produzione, ma che hanno bisogno comunque di raccontarli.
Per cui sta davvero alla bravura, lo stile e alla creatività del fotografo realizzare delle fotografie che possano trasmettere la giusta combinazione tra esigenza comunicativa e realtà.
Spesso si ricorre, per tutta la parte che riguarda l'industriale, a fotografie costruite in studio, posate totalmente, che sono evidentemente finte e terribilmente patinate, ne sono pieni gli stock di foto online, così si va sul sicuro e si rassicura tutti: committenti e clienti.

C'è un grande però, che mi fa sempre essere convinta che la trasparenza, la chiarezza, la sincerità del vero reportage industriale paghino e pagheranno sempre di più in fatto di reputazione aziendale, ed è il fatto che negli ultimi anni sempre più aziende sono state travolte da scandali legati alla produzione, si pensi agli allevamenti intesivi di grandi marchi per esempio, che hanno pubblicità che mostrano polli o maiali ruspanti, ma che poi avevano fornitori che allevavano gli animali in terribili campi di concentramento. Ho sempre sostenuto che il cliente da oramai 20 anni è molto disilluso, sempre più attento all'etica e all'impatto delle proprie scelte di acquisto, per cui credo che mostrare la verità non può che giovare all'immagine dell'azienda, anche a discapito di perdere un po’ di perfezione..
Raccontare le aziende che lavorano comporta mostrare sporco, spazi con quel meraviglioso disordine del movimento, mostrare usure varie dei macchinari, mostrare le tute sporche di chi lavora per darci tutte le nostre comodità, i nostri prodotti. 
Ogni prodotto che viene da noi usato o consumato è frutto di lunghe filiere e di molto lavoro, catene di grandi e piccole aziende che collaborano e creano insieme tutto cio che usiamo.
E credo che meritino rispetto e visibilità, quando lavorano corretamente e in maniera seria.
La grandezza del fotografo sta nel regalare immagini che raccontino in maniera vera tutto questo, senza falsare la realtà.


Questa una tavola di foto assemblate di un piccolo micro birrificio del Belgio Ellezelloisem, a Ellezelles, cittadina ricca di leggende di streghe e che ha dato i natali a Hercules Poirrot, il celebre detective di Agatha Christie,  che produce la  meravigliosa birra Quintine. Nel dicembre 2006, il birrificio Geants ha acquistato il birrificio Ellezelloise per diventare il birrificio Legende. I due siti di produzione sono mantenuti.

lunedì 25 giugno 2018

Creatività al servizio degli altri e della nostra felicità

C'è un coniglio nella zucca !
Ph Vanessa Rusci
Layout Instagram
Photo Tablet Samsung

Il caleidoscopio ci affascina, come guardare le nuvole bianche nel cielo azzurro. Munari indicava ai giovani la tecnica di allenare la loro creatività e farsi sorprendere dal loro cervello e dalla sua capacità di "creare". 

Chi continua a creare, inventare, giocare con gli stimoli esterni non si troverá mai a un punto morto, supererá concorrenti, momenti di crisi e tutte le sfide che si troverà davanti.

Nel mio lavoro, troppo spesso si pensa solo al guadagno, o solo al risparmio, solo al tempo, solo a raggiungere obiettivi economici.
E anche per questo tutto va a rotoli soprattutto nelle piccole e medie aziende, dove manca la cultura imprenditoriale, la cultura di chi ha una visione, un sogno e vuole realizzarlo.

Le aziende che prosperano invece investono, investono in corsi di aggiornamento, in sperimentazione, in nuovi settori.

Sì un grande imprenditore lavora prevalentemente per passione non per far soldi.
Un grande imprenditore poi, visto che lavora per passione, di solito, ha anche successo.

Dilaga disfattismo, pessimoùismo, avidità.
Doti non utili nel commercio.

Servono idee, idee nuove, banale si, ma non se si ricomincia a pensare a "usare il cervello", che tra l'altro ama certi giochetti, ne utilizziamo solo una bassissima percentuale, e il resto del cervello si annoia.
Si avete letto bene: si annoia! E allora si applica a altre attività, tipo la lamentela, la critica, la paranoia...

C'è un po di malessere nell'aria?
INVENTIAMO QUALCOSA.

Il cinismo che a volte incontro in certi gruppi che dovrebbero studiare e creare i progetti di comunicazione per le aziende mi inorridisce.
Soldi Soldi Soldi.

Per questo molti giovani si arrendono, mollano, si trasformano. perdono la magia...

Io ho 47 anni, ancora gioco con il mio cervello, ancora lo alleno a vedere, sentire, inventare.
La mia fortuna è che mi relaziono tanto con l'estero per cui certe cose sono quasi automatiche, si dai sono esterofila, e in cerca di menti e di budget che offrano possibilità.
E se il budget non c'é o non è sufficiente?
Si puo collaborare... a patto che non succeda spesso di voler fare le nozze coi fichi secchi, ovvero mi si dice che non c'è budget perchè si vuole spendere poco.

Comunque polemiche e lamentele appunto servono a poco, serve invece stimolarsi, seve darsi risposte.
Serve far circolare l'idea che se si apre una azienda occorre parlare di imprenditorialità.

Servono i sogni.
Serve il duro lavoro.
Serve la convinzione che nulla è facile.
Serve trovare le persone giuste.
Serve affrancarsi dall'idea di fare tanti soldi come unico scopo.

Per questo mi alleno continuamente, mi aggiorno, studio, per offrire il meglio ai clienti che incontro e che la pensano come me.


Oggi ho aperto una zucca e mi è sembrata un utero, una caverna, ho provato con Layout di Instagram, che mi da sempre idee fantastiche, ho assemblato un po di foto ed ecco che mi compare un grotta, un coniglio, chissà se lo si potrà utilizzare per la campagna pubblicitaria di Lucia, il mio negozio Bio di fiducia a km zero, o se servirà per il Giardino di Alice di Gavorano Grosseto?

La conclusione è: diffidate da chi discredita o non considera il processo creativo e... parla solo di obiettivi e profitto, ho scritto "solo"...

Buona serata

Forse rimarrà solo esercizio nel mio "cassetto delle idee" che però al momento giusto darà un input a qualche grande idea.


Allenare il cervello al gioco, alle idee, al bello, alla crazione vi farà lavorare meglio, creerà bene anche per gli altri e si, il mondo sarà un posto migliore!

Questo lo dice Munari! Non solo io!
:-)
Alla prossima!







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