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lunedì 16 gennaio 2017

Fiducia: il bene più raro.

fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, -cie). – 1. Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione POSITIVA di fatti, circostanze, relazioni, per cui si CONFIDA nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di SICUREZZA e TRANQUILLITA'
fin Dionegli uomininella fraternità umananella scienzanel progresso socialefnella vittoriafdi riuscirefnella propria stellanelle proprie forzefnell’esito di un’impresaguardare con fall’avvenireferma f.; fillimitataassolutaincondizionataaverenutrire f.; perdere la f.; dare un attestatouna prova di f.; ispirare f.; guadagnaremeritaregodereavere la fdi qualcunoriporre bene, o malela propria f.; abusare della faltrui. Di uso com. le espressioni: persone di f., di miadi tuadi sua f., persone fidate a cui si ricorre in cose delicate e d’importanza; medicoavvocato di f., quello che è liberamente e abitualmente scelto dal cliente; postoimpiegoincarico di f., di responsabilità, delicato, che si affida solo a persone sicure, fidate.
VocabolarioTRECCANI
Fiducia - Esercizio alla ricerca della perfezione
Ph Vanessa Rusci

Fidacia
ispirarla
darla
meritarla

Non ci fidiamo, siamo in protezione, diffidiamo naturalmente, per assurdo soprattutto delle cose ben fatte, delle persone oneste, dei progetti troppo seri: dove starà la fregatura?
Perchè quasi sempre c'è la fregatura!
Se è troppo bello il packaging il prodotto non sarà buono, se le condizioni sono troppo vantaggiose la vacanza sarà sicuramente in un luogo desolato, se sorride troppo vuol dire che sta nascondendo i problemi del progetto, se...se...se...

In fondo abbiamo partecipato tutti a quei corsi nei quali ti insegnano a stringere forte la mano per non apparire insicuri, a emulare la postura dell'altro per comunicare meglio e poi "fotterlo" e vendere.
Tutti siamo caduti nell'offerta del gestore telefonico che poi così tanto offerta non era.
Tutti abbiamo comprato un prodotto per la sua bella scatola e poi dentro non c'era che un piccolo contenitore tra troppo cartone...
Diffidiamo! Giustamente!!!

Eppure la fiducia ci farebbe sentire tranquilli e sicuri.
Ci farebbe credere nelle capacità dell'altro e nelle nostre.
La fiducia potrebbe essere la chiave di svolta di questa epoca nera: ricominciare a dare fiducia.
Fidarsi di chi propone, di chi è sorridente, di chi spera, di chi sogna, di cambiare le cose, di costruire realtà prospere ed eque.
Dare fiducia comporta una presa di responsabilità:
devo monitorare che la mia fiducia sia ben riposta.
Comporta allo stesso tempo una attribuzione di responsabilità: se mi dai fiducia io mi sento obbligato a fare del mio meglio.
Dare fiducia in fondo è una libertà, non darla è un limite della propria paura.
Paura di cosa?
Paura di essere stupidi da non sapersi difendere? Da un truffatore, da un malintenzionato, da un furbo.
E serve?
No, non serve,quanto meno non serve la paura paralizzante, quella che fa sprecare troppo tempo e energia.
All'estero sono molto più pratici di noi:
io ti "provo" se sgarripiù volte, ripeto più volte, sei fuori, però ti do una possibilità e te la do al 100% credendo in ciò che mi proponi.
La nostra diffidenza invece blocca entusiami, blocca progetti,blocca carriere.

Sto sperimentando la fase del RI Fidarmi!

Ho aperto la porta del castello dove mi ero chiusa insieme a troppe aziende italiane e faccio passi nel giardino della fiducia.
Incontro, cerco, ascolto, mi confronto, propongo, mi fido in primis delle mie idee poi della gente che incontro.

Mi fido dei miei collaboratori, dei miei colleghi, dei miei fornitori, dei miei competitor, sempre con la dovuta accortezza, senza troppa ingenuità, ma mi fido.

Con la certezza che posso attraverso la chiarezza gestire e interrompere qualsiasi rapporto nel quale la fiducia venga a mancare.

Cerco poi di meritare la fiducia, cercando di essere sempre chiara, sincera anche quando sbaglio, quando le cose non sono proprio come le avevamo immaginate, cerco di essere attiva, di produrre risultati.

E se qualcuno si fida di me, io lo ripago mille volte di piu del suo investimento: non c'è benzina più forte per me della fiducia che mi si concede.

E credo funzioni così per tutti.

Spero che questa sia l'epoca in cui si torni a fidarsi, a far le cose per bene, a meritarsi la ficucia.

Prezzi onesti, lavori professionali, prodotti "sinceri", aziende che rispettano il lavoro degli altri, che producono cose che fanno bene alla comunità.

Fidarsi innesca un meccanismo virtuoso che autoelimina i malintenzionati.
Fidarsi significa accettare i fallimenti, le cadute, gli scivoloni dell'altro e di noi stessi, perchè quello è donare nuovamente fiducia.
Perchè comunque non esiste la perfezione, esite il tendere ad essa.
Non esistono cuori senza macchie, menti solo geniali, e forse è stata proprio questa mancanza di obiettività a farci smettere di fidarci, abbiamo creduto alla perfezione.

Il Tao recita:
In ogni mondo di male esiste un punto di bene
in ogni mondo di bene esiste un punto di male.

Io ho deciso che mi fido.
Di trovare un equilibrio, cocreatore, di mettere la mia parte di fiducia.
Ho deciso che agisco, faccio, investo.

Comunicare FIDUCIA, con i fatti, le azioni, le cose giuste.

Non servono belle fotografie professionali con dolcetti di cera, i colori giusti, e l'inquadratura giusta del momento.
Serve sovvertire il paradigma e invece di mistificare raccontare ciò che davvero funziona, ciò che davvero è il plus di ogni azienda che lavora seriamente e con passione.
E visto che queste poche regole valgono poi in tutti i settori della vita: NON RIMANE CHE PROVARE A FIDARSI!
Buona notte o Buona giornata!







lunedì 2 gennaio 2017

La mia fotografia food per le aziende: racconto il cibo attraverso i 5 sensi e l'arte

Quando racconto un prodotto lo studio a fondo prima di fotografarlo:
che profumo ha? Che sensazioni stimola al tatto, al gusto, alla vista, all'udito?
Le nostre percezioni, sono così automatiche che non le viviamo più.
Panettone Artigianale fotografato per Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art
Non ne abbiamo consapevolezza.
Ho studiato molti anni la percezione, a seguito dell'incontro con Fabrizio Ferri e la sua scuola che ho frequentato a Milano, una scuola che insegnava attraverso il metodo dei 5 sensi, ovvero, stimolare la consapevolezza sensoriale. Fu per me logico successivamente ricercare nel campo della percezione e associarlo alla fotografia.
Se banalmente la gran parte di noi possiede i 5 sensi, e altrettanto banalmente nessuno ne ha quasi più la consapevolezza, (inutile ripetere che non usiamo quasi più l'olfatto, il tatto, siamo spesso inconsapevoli dei sapori  del cibo, del suo rumore, ascoltiamo solo i rumori più forti), non è sicuramente banale, il tentativo di riappropriarsi delle percezioni e utilizzarle per la creatività, per la fotografia.
-Inebriata vacillo-
Panettone Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art

- La mia mano tocca delicatamente la sua morbidezza e la bocca si apre in attesa... -
Panettone Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art

- Il profumo arriva alle narici e la mia lingua si muove -
Panettone Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art
Le immagini oramai ci sommergono, la quantità prodotta giornalmente ha superato l'immaginazione: lo stile, la potenza, il linguaggio sembrano essere oramai spariti, se non per rari e intermittenti casi sparsi in giro eccessivamente silenziosi.
Quindi che senso ha raccontare un prodotto?
Che necessità c'è di chiamare un fotografo quando l'immagine è così facile da realizzare, così inutile in un oceano di immagini "usa e getta"?
un pomodoro è un pomodoro
un prosciutto un prosciutto
un biscotto un biscotto.
- Friabile esplosione di gusto -
 Biscotto Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art

- Leggero sale al palato -
Biscotto Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art

- Incuriosisce il suo profumo -
Biscotto Artigianale Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art
Ero stufa però di questo modo di ragionare e fotografare, annoiata soprattutto, e poi anche i risultati delle fotografie per le varie campagne non davano risultati confortanti: la gente è anestetizzata, le belle immagini non pagano più, i prodotti non escono come protagonisti, ma sono solo uno still del nostro film quotidiano, still inutile, vuoto, dimenticabile.
Come potevo fare ancora fotografia che fosse utile e non un semplice processo di riproduzione?
Come potevo raccontare i prodotti che incontravo, i luoghi che visitavo e soprattutto come potevo sottolineare l'unicità del prodotto?
Non un pomodoro ma quel pomodoro, cresciuto in quella terra, con quel profumo, con quelle caratteristiche.
Così ho deciso di sperimentare le mie percezioni e usarle per realizzare le mie foto.
Fare ritratti dei prodotti, assaggiarli, viverli, sperimentarli.
Stimolare la fantasia quindi assaggiando un formaggio stagionato, toccando la pelle di una pesca matura, odorando il profumo umido di ragù che sale da un piatto fumante, raccontare la texture di un panettone ben lievitato.
Come qualunque arte la fotografia ha bisogno di tempo, studio e attenzione, questo metodo mi permette di andare oltre allo stereotipo comune e produrre immagini che sono fuori dagli schemi, che diventano quindi interessanti, coinvolgenti. Produrre fotografie che raccontano una storia, che hanno un titolo, che tornano a essere fotografie, non stock di fotografie, non semplici scatti, ma nature morte d'autore o meglio in inglese: Still Life d'autore, ancora vivo, ironico destino di uno scatto.
Il mio metodo è un modo per andare oltre il mio stile, oltre l'idea stereotipata che ho di un prodotto, e creare invece uno stile unico e specifico per ogni servizio fotografico.
Le percezioni sensoriali aprono un magazzino culturale che è differente per ognuno di noi, creano immagini nuove e fortemente comunicative.
La mente si assuefà allo stereotipo e quando si dice che si si devono realizzare immagini sul trend del momento si è già vecchi, si è già indietro, saremo quindi meno visti, meno vissuti, meno efficaci, oggi occorre incuriosire, stupire, stimolare, meravigliare.
Amo anche giocare con la sinestesia cercando di riassumere in uno scatto le mie personali percezioni più dirette: un profumo intenso e dolce diventa uno sfuocato fortemente contrastato, una morbidezza del palato diventa una inquadratura perfettamente equilibrata.
- Invisibile percezione -
Cipolla e Zafferano per Opera Waiting Poggibonsi
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art
Le mie fotografie di food non sono immagini comuni, ho una attrezzatura particolare che mi permette di giocare su tanti fattori, invento di volta in volta filtri e elaborazioni.
L'errore che spesso si commette è quello di cercare una sterile perfezione, fermandosi alla forma, perdendo così la potenza comunicativa della fotografia autoriale, dimenticando la potenza dell'immagine.
Tornare a comunicare passa da qui, senza arroganza ma con la voglia di tornare a ragionare di fotografia con la necessaria serietà e il dovuto rispetto.
Il resto è manierismo e superficialità.
E infatti c'è poca meraviglia in giro e spesso i creativi non hanno più tanto da dire.
- Kandinskij - Ready made di una percezione del profumo di cipolla -
per Ristorante Il Leccio Montalcino
Fotografia Vanessa Rusci tutti i diritti riservati
VR Comunicazione Siena Food & Art
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